Situazioni

Le situazioni ti sorprendono:

quasi ti sfuggono, poi si ripresentano

ed infine ti annientano.

Un duro colpo da sopportare

per uno stomaco già in alto mare.

 

Così gli attimi dopo sembrano secoli:

li vedi scorrere a rallentatore;

potresti coglierli, ma sono intangibili.

Ti troveresti con un pugno di sabbia

e non di carpe nella rete ormai issata.

 

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Divinità bendate

Vaghiamo in un’era sleale,

costantemente distratti,

tanto da ignorare perfino

l’arte e la bellezza reale.

 

Affrontiamo ogni giorno

come divinità bendate,

ma della Fortuna chissà

se vedremo il contorno.

 

Ed io, incurante, nutro

la mia poetica del nulla,

scevra di contenuto,

perché son anch’io

frutto di questo mondo.

Peschereccio San Cataldo

 

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Si preannuncia all’orizzonte

scortato da gabbiani

per il loro bottino ansimante

in aerea e bianca processione

 

La stessa che nel maggio accoglie

il Santo di cui porta il nome

e raduna la gente del luogo

come d’antica tradizione

 

L’oscillare più rapido delle onde

ed il motore dal fiato ormai corto

come marcia  corale e solenne

annunciano il suo arrivo al porto

 

E celebrare il suo approdo è dovere

perché il mare spietato che sulla carena

s’infrange può occludere i bronchi

Portando l’equipaggio alla deriva

 

Così dalla tua miseria comprendi

la grandezza di un umile pescatore

che conosce sia burrasca che sereno

ma rischia perché è della vita estimatore

 

E getta le reti ma non getta la spugna

perché il mare può serbare una fortuna

ma solo per chi s’azzarda a cercarla

persino con fiochi lumi di luna

 

E questo capolavoro

di naturale arte

più lo ammiri

e più t’innamora

più lo vivi

e quasi perdoni

le mancanze

di una madre

stanca di lottare

stanca di brillare

Un inerte

sasso

Ho sempre sofferto

per essere meno colorato

di quanto mi dipingevano:

della vita, in realtà,

indossavo nient’altro

che abiti sbiaditi.

Forse era la paura

di far brillare

la mia vera essenza

a paralizzare le mie ossa.

Imparai, perciò, a nutrire

una sorta di invidia

per coloro che vivevano appieno,

poiché io non ci riuscivo.

L’attesa

Tutt’intorno regna la quiete:

il vento soffia raffiche gentili

e sposta le foglie

che lasciano l’impronta

del punto di sosta.

 

Gocce di pioggia

a ritmo regolare

scendono sul davanzale

e sembran quasi

scandire il tempo,

come lancette di orologio.

 

Un passante

col volto basso ed il passo lento

intona un noto motivo,

il cui suono a poco a poco si disperde

confondendosi coi rumori della città.

 

La quiete di cui si veste

lo scenario circostante,

cela l’attesa:

quel tempo sospeso

ed immaginario

avido di risposte,

bramoso di conoscenza.

Alla ricerca di un sole

Al di là del vetro

il panorama è monotono:

case a schiera e raro verde.

Le case, sai, mi ricordano noi

così vicini eppure così distanti.

Distanti chilometri.

 

Oggi il mio corpo ha deciso

di seguire il pensiero

e di partire con esso,

abituato a viaggiare

su un infinito binario.

 

Una gru sembra quasi indicarmi il sole,

quello che ho perduto tempo addietro.

Così spero che questo viaggio

possa aiutarmi a ritrovarlo

nell’arte delle città,

nei musicanti di strada,

negli occhi della gente

e lontano dai tuoi.

 

Vorrei incontrare un’anima ardente di vita,

sfiorarne la sensibilità,

scaldarmi al suo tepore.

Vorrei guarire dal freddo

di cui mi vesto.

 

 

 

 

Nessun preavviso

Ancora non mi capacito
di come sia potuto accadere:
come un uragano mi hai travolto
ed in egual misura mi hai spazzato via.

Odo dall’alto delle fronde
un battito d’ali
che come lancette di un orologio
sembra scandire il tempo
infinito che mi separa da te.

Al mio pensiero piace perdersi
inseguendo le nuvole
spinte dal vento impaziente
di mostrare a noi tutti il cambiamento.

E tu che agisci e pensi poco
mi hai etichettato e sei fuggito.
Silenzio improvviso
senza preavviso,
nessun preavviso.

 

Settembre

La musica suonava emozioni dimenticate
ed il cielo tuonava commuovendosi.

Chi per fame e chi per zelo
assaporava i frutti acerbi
del reale albero della vita.

A settembre il tempo è in un limbo
che ti sembra quasi di soffocare :
Non riesci ad afferrarlo e non sai come lasciarlo andare.

 

Chi ci fa soffrire, in parte ci salva.

 

Siamo soliti credere che le persone possano rovinarci la vita provocandoci dolore

e che noi viceversa potremmo rovinare le vite altrui.

Potremmo lenire la ferita immaginando tutto questo come un ciclo, penoso ma utile in quanto ci permette di crescere.

Penso , infatti, che dietro una persona che ci ha fatto soffrire

si celi una grande opportunità di crescita personale;

perché stiamo male in realtà non tanto per l’offesa subita

ma piuttosto perché siamo stati messi a nudo,

scontrandoci con i nostri difetti e le nostre mancanze.

Ci troviamo così persi in un primo momento, indifesi ma straordinariamente posti dinanzi alla realtà.

Forse alla fine chi ci fa soffrire, in parte ci salva: ci salva dalla parte peggiore di noi stessi e ci aiuta a

cambiare.

Meglio dunque una persona che ti spoglia o una che continua a starti accanto per inerzia essendo

indifferente, non permettendo un tuo progresso?

 

 

Fu bello

Fu bello

nuotare scomposti

nella sola luce della luna.

Svelarsi i segreti riposti

argutamente in una teca bruna.

 

Fu puro

giocare ad amarsi

ogni giorno un nuovo sole

per poi ricordarsi

che alla fine si consumano le suole.

 

Polvere, raccogli polvere.

Aspiri briciole, fotogrammi

degli attimi vissuti insieme.

Scorrono lente le immagini,

provi a scacciarle dalla mente

come scacci una mosca.

 

Ma dimenticare è più difficile

di quanto tu possa credere.

E’ un paradosso:basta un attimo

per scattare un’istantanea,

una vita per dimenticarla.